I dieci passi con… Alberto Onofrietti (attore teatrale)

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a cura di Izabella Teresa Kostka, 2016.

Carissimi Lettori!

Eccomi qua per una nuova puntata della rubrica culturale “Dieci passi con…”
Il mio ospite di oggi è Alberto Onofrietti – un talentuoso e molto ricercato attore lombardo, un giovane inquieto del palcoscenico teatrale che grazie alla sua grinta artistica è riuscito ad affermarsi con successo in qualsiasi repertorio drammatico, sia classico sia estremamente contemporaneo. Conosco Alberto da alcuni anni e con grande interesse e ammirazione seguo gli sviluppi della sua brillante carriera.

Per saperne di più visitate il sito ufficiale dell’attore:

http://www.albertoonofrietti.it/

1. Benvenuto Alberto, è un vero piacere ospitarti nella mia rubrica culturale. Appartieni alla generazione degli attori diplomati alla Scuola d’Arte Drammatica di Paolo Grassi di Milano (Piccolo Teatro di Mi) e formato in seguito dal mitico Luca Ronconi scomparso nel 2015. Come è iniziata la tua avventura sul palcoscenico? Già da fanciullo desideravi fare l’attore oppure è stata una scelta completamente inaspettata?

A.O.: Grazie a te innanzitutto, per avermi ospitato in questa tua rubrica. Anche di questa presentazione, così entusiastica… Troppo buona…
Il mio avvicinarmi sul palcoscenico è iniziato in modo abbastanza comune tra i colleghi, come mano a mano ho scoperto. I miei mi accompagnavano a teatro spesso da bambino e da ragazzino, la trovavo sempre una stimolante alternativa al cinema, perché c’erano persone vive lì: era molto strano per me. E poi oltre a essere lombardo secondo uno “ius soli”, sono di famiglia napoletana e il teatro di Eduardo è qualcosa di radicato molto profondamente nella cultura napoletana. È stato grazie a mio padre che ho scoperto Eduardo, prima ancora di rendermi conto del gigante che era, e del rilievo che ha avuto sia come autore che come attore nel teatro del secolo scorso e, per fortuna, anche di questo. Nell’adolescenza il corso di teatro a scuola mi ha definitivamente avvicinato e perdutamente fatto innamorare del teatro.

2. Tanti registi vedono in te un uomo di carattere forte, assai ribelle, molto virile e senza “peli sulla lingua”, affidandoti spesso i ruoli difficili, molto contemporanei in spettacoli assai coraggiosi come per esempio “Troia’s discount” di alcuni anni fa oppure “I calapranzi” di Harold Pinter. Ti trovi a tuo agio nei ruoli forti, senza fronzoli? Ti identifichi coi personaggi mai sdolcinati oppure la tua ribellione è soltanto “apparenza scenica”?

A.O.: Mi fai venire in mente la canzone di Tenco che dice “vorrei provare a vedere me stesso come mi vedono gli altri”… Non so se in me si vedono quelle caratteristiche che nomini, sicuramente ognuno di noi racconta qualcosa in scena già per come è, ogni attore ha tendenzialmente un “physique” per un “role”. Però tendenzialmente non mi identifico con i personaggi che affronto, per evitare la tendenza a riportare sul personaggio troppo di sé. I personaggi dei grandi autori sono giganteschi rispetto a noi persone comuni, quindi quello che possiamo fare è prestarci all’autore per disegnare e aderire il più possibile a ciò che lui ha creato sulla pagina. Devo dire che mi affascinano molto i personaggi deboli, i perdenti, quelli che più ci mostrano i limiti dell’essere umano, le sue contraddizioni e vizi.

3. Ultimamente hai interpretato Athos ne ” I Tre moschettieri”, ti sei divertito? È un classico molto amato da ogni generazione: ti piacciono gli spettacoli in “costume d’epoca”?

A.O.: Lavorare ne I Tre Moschettieri è un gran divertimento, che continua ancora, fino al primo maggio… E’ la prima volta che mi trovo in una situazione di teatro a episodi. Il divertimento sicuramente sta nell’avvicinamento scanzonato e leggero che l’adattamento drammaturgico ha portato a questo romanzo; ma soprattutto nell’affidarsi per la prima volta, all’interno dello stesso progetto, con lo stesso ruolo, alle mani di otto registi diversi. La materia, di episodio in episodio, prende forme e colori diversi, sorprendenti sia per noi attori che per gli spettatori. Poi, per quanto riguarda i costumi… beh, in questo progetto lo scenografo e costumista Luigi Perego ha creato veramente una realtà affascinante, luoghi e personaggi sono in un contesto aderente alla materia testuale, quindi, come si dice, si crea subito l’atmosfera giusta.

4.Collabori da un po’ di tempo con l’ambiente teatrale torinese. Lo trovi diverso da quello milanese? C’è atmosfera di amicizia oppure di morbosa competizione tra colleghi?

A.O.: Le componenti di amicizia o competizione sono un po’ ovunque, fanno parte di molti ambiti lavorativi e geografici… Diciamo che cerco di avvicinarmi più alla prima e di non far caso alla seconda… La competizione la associo allo sport, non mi stimola sul lavoro che faccio.

5. Hai avuto alcune esperienze sul set cinematografico, cosa pensi della recitazione registrata? Ti attrae di più oppure è soltanto una parentesi, un’esperienza utile per la tua crescita professionale?

A.O.: Michael Caine diceva nei suoi seminari di recitazione che recitare a teatro è come lavorare con lo scalpello, al cinema è lavorare col laser. E’ chiaro che le dimensioni di ciò che si porta, certe tecniche cambiano, ma le regole fondamentali del recitare (il rispetto dell’autore, l’autenticità, il rapporto con i colleghi, la precisione, per citare qualcuna di queste regole) non cambiano. Alternare l’uno e l’altro ambito è un enorme arricchimento, si porta ciò che si impara da uno dentro l’altro, in un continuo percorso di crescita.

6. Una domanda un po’ bizzarra: chi tra le tue colleghe oppure colleghi apprezzi di più e per cosa? Sei mai stato invidioso?

A.O.: La domanda non è bizzarra… E’ indiscreta se vuoi nomi e cognomi, ecco… A parte gli scherzi, dei miei colleghi apprezzo chi si mette a servizio completo dell’autore, della Parola che porta, chi ha cura e attenzione minuziose, chi è generoso con lo spettatore, chi mi sorprende e chi mi fa ridere.
L’invidia viola, quella che è parente della competizione, non la pratico, non mi contagia, per fortuna; poi non è costruttiva. L’invidia che è ammirazione, che è trovare dei colleghi bravissimi di cui godere il lavoro, da cui imparare, credo sia perfino una forma di rispetto del collega. E per fortuna, ci sono molti colleghi che invidio e ammiro.

7. Parliamo un po’ dei tuoi talenti nascosti. Tempo fa ti ho sentito cantare e sono rimasta positivamente sorpresa. Sei un artista poliedrico in ogni senso. Se un giorno non potessi più continuare la carriera teatrale, cosa faresti?

A.O.: Cantare è più un gioco, qualcosa che mi diverte e che fa subito unione e compagnia.
Se non potessi continuare la carriera teatrale, farei di tutto per fare teatro…

8. Come te la cavi con le numerose fans che sicuramente ti tormentano dopo ogni spettacolo? Sei sempre disponibile oppure piuttosto riservato e brontolone? Preferisci mantenere la privacy oppure, al contrario, ti piace essere sempre sotto i riflettori e in prima pagina?

A.O.: Non mi tormenta nessuno per fortuna. E’ bello quando capita che certi spettatori mostrino il proprio coinvolgimento al lavoro che si è fatto anche dopo lo spettacolo, sono molto grato quando accade; io stesso, da spettatore, in certi casi ho voglia di ringraziare e di dire sinceramente a chi ho visto in scena quanto mi abbia coinvolto, colpito o emozionato. E’ un continuare lo scambio iniziato tra il palco e la sala durante lo spettacolo. Per il resto sono una persona riservata.

9. Ti occupi pure di regia teatrale. Credi che un giorno ti dedicherai esclusivamente a questa attività, colmando il vuoto lasciato da Luca Ronconi, oppure continuerai con la tua carriera di attore? Chi è il tuo mentore, la persona che ammiri di più?

A.O.: Caspita, sono paragoni che non oso nemmeno fare! Già recitare è difficile e voglio imparare a farlo bene, mi ci vorrà del tempo… il regista mi affascina, mi interessa, ma quando è un altra persona… Non sarei in grado di gestire tutto quello di cui si deve occupare un regista… Diciamo che mi concentro su una cosa per volta: per ora, fare l’attore al meglio possibile. Ronconi è stato un Maestro, un grande regista e riferimento importante per più di una generazione. Mi auguro che quella ricchezza enorme che ci ha lasciato abbia un’eco ancora per molto molto tempo.

10. I tuoi progetti per il prossimo futuro? Qual è il sogno più azzardato che vorresti realizzare?
Vuoi concentrarti sulla vita professionale oppure, forse, quella personale? Prima il successo oppure la famiglia?

A.O.: Navigo a vista. La parola progetto è qualcosa che associo ad un lavoro da fare in comune insieme a colleghi… Quando è inteso come programma, pianificazione, vado in corto circuito… Non so cosa mettere prima. Per me la regola è fare quello che si ama e che ci fa stare bene, pur con sacrifici. Le priorità, poi, le scopro lungo il cammino. Il sogno è fare bene il mio mestiere.

I.T.K.: Ti ringrazio di cuore per questa emozionante intervista che conferma il tuo fascino, intelletto e grande determinazione. Ci vedremo sicuramente a teatro! Ti auguro tantissimi successi, numerose soddisfazioni e, come dicono nell’ambiente teatrale, merda! Tanta merda! È stato un vero piacere Alberto.

A.O.: Grazie Izabella, per avermi invitato e per il tuo interesse. Spero di vederti a teatro presto!

L’intervista rilasciata da Alberto Onofrietti per la rubrica culturale “I dieci passi con…” a cura di Izabella Teresa Kostka nel mese di marzo 2016, pubblicata anche su NOVA – rivista di scienza e arte, Liburni cultura e arte.

Foto proprietà di Alberto Onofrietti.
Tutti i diritti riservati.
Izabella Teresa Kostka, Milano 2016.

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