Intervista alla poetessa Yolanda Podejma – Eloyanne

INTERVISTA ALLA POETESSA POLACCA YOLANDA PODEJMA – ELOYANNE ( a cura di Izabella Teresa Kostka)




I sentieri della nostra vita sono sorprendenti e, spesso, si intersecano in modo imprevisto, facendoci incontrare le persone cui destini, nonostante alcune differenze, hanno con il nostro karma molti punti in comune. Questo è anche il caso di Yolanda Podejma – Eloyanne che, come me, è nata in Polonia, ma trascorre la maggior parte della sua età adulta lontano dalla terra natia: in terra francese. Tuttavia, siamo unite non solo dall’emigrazione, ma soprattutto dal nostro amore per l’arte, la letteratura e la poesia.
I.T.K.: Benvenuta Carissima Yolanda. Inizio questa nostra conversazione con grande emozione, perché nonostante sia un’amicizia virtuale, noi due abbiamo tanto in comune. Sei nata nel Paese sul fiume Vistola ma la tua vita è legata alla Francia. Cosa ricordi della tua infanzia in Polonia? Raccontaci di te.

Y.P.E.: Cara Izabella, cercherò di rispondere con entusiasmo alle tue domande. Vengo dal villaggio di Laski situato nella regione chiamata Grande Polonia e, sebbene non ci viva da anni, una parte della mia anima è rimasta in questa città. Ho avuto un’infanzia felice e spensierata: mi ricordo soprattutto il sapore del latte cagliato e l’odore del fieno. Fino ad ora, mi tengo in contatto con molti amici e concittadini di Laski. Dato che sono cresciuta in un mondo senza computer e privo di molte altre invenzioni tecnologiche, mi è sempre piaciuto ascoltare storie raccontate da persone anziane. Con il fiato sospeso, ho assorbito le storie di mio nonno Jan / Giovanni sulla Francia, dove ha vissuto per molti anni. All’epoca non avevo idea che un giorno avrei seguito le sue orme.
I.T.K.: La Francia è diventata la tua seconda patria. È stato difficile adattarsi alla vita in esilio?
Y.P.E.: Mi sono stabilita abbastanza facilmente nel nuovo paese, anche se inizialmente, come la maggior parte degli emigranti, non avevo le migliori condizioni di vita. La mia laurea in legge polacca non era valida in Francia. Ho iniziato a studiare il francese alla Sorbona, poi ho frequentato anche la facoltà di filosofia. Ovviamente dovevo lavorare allo stesso tempo. Ho dipinto molti paesaggi e ritratti a Montmartre, poi sono diventata cameriera in un famoso ristorante sugli Champs Elysées e, in seguito, dopo pochi mesi sono stata promossa “prima manager” e poi “manager”.

I.T.K.: A Parigi, hai incrociato il tuo destino con quello di molti artisti famosi, comprese le tracce dell’eccezionale compositore polacco Fryderyk Chopin. Puoi raccontarci la storia dell’incantevole “Orléans Square”?
Y.P.E.: Sì, a Parigi ho incontrato molti artisti polacchi straordinari come Czesław Miłosz e Andrzej Wajda. Ero anche amica di Andrzej Żuławski. L’Orléans Square, dove sono fortunata a vivere, è stata costruita nel 1829. È stata progettata dall’architetto inglese Edward Cresy, ispirata alle piazze della sua terra natale e ai motivi greci. La piazza è piena di bellissimi alberi, arbusti e fiori, con magnolie in primo piano e una favolosa fontana al centro. È circondata da quattro eleganti palazzi con aree verdi private a disposizione. Poiché la Piazza d’Orléans non è visibile dalla strada, è beatamente tranquilla e pacifica. Secondo quanto riferito, Fryderyk Chopin, che ha vissuto qui, ha affermato che la Piazza d’Orléans è l’indirizzo più bello, ma anche il più difficile da trovare a Parigi. Oltre a Chopin, qui vissero la sua amata George Sand, Alexander Dumas, Serge Ivanoff e molti altri artisti. Nel XIX° secolo, i “bohémien” parigini organizzarono qui numerosi concerti, letture e feste. Questo luogo e tutti gli eventi coi personaggi ad esso legati, potrebbero bastare per scrivere un lungo libro.
I.T.K.: Sei una donna molto attiva ed eri anche amica della famosa cantante Dalida. Com’era questa carismatica Diva nella vita privata, puoi svelarci qualche piccola indiscrezione al riguardo?
Y.P.E.: Basandosi su questa storia, si potrebbe creare un libro o una sceneggiatura molto interessante. La nostra relazione è iniziata in un momento in cui mi guadagnavo da vivere, dipingendo i ritratti dei passanti. Un giorno Dalida si è avvicinata a me per chiedermi un ritratto dicendo che, se le fosse piaciuto, mi avrebbe invitata a cena. Le è piaciuto il ritratto e durante la cena abbiamo scoperto di avere sensibilità e temperamento simili. Da quel momento in poi, abbiamo trascorso molto tempo insieme, sia alle feste con altri artisti che a lunghe conversazioni sull’arte e sulla vita. A volte passavo la notte da Dalida, e poi al mattino mi svegliavo circondata dall’odore del caffè caldo e della baguette fresca. Per acquistarla, Dalida usciva dall’appartamento ancora trasandata e in pigiama (come molte donne parigine). Lei disattendeva le convenzioni rigide, era molto spontanea e autentica. Purtroppo, nonostante il suo grande talento e il successo internazionale, ha avuto anche molte disgrazie. Nel suo ristorante preferito “Le Moulin de la Galette”, al tavolo dove si sedeva sempre, c’è ancora una scritta: “Dalida, questo posto non ti dimenticherà mai”.

I.T.K.: Ho avuto il piacere di tradurre in italiano una tua raccolta di poesie, ma i tuoi testi sono già stati tradotti in molte lingue, compreso il Braille. Cosa ti incoraggia a scrivere e che tipo di messaggio vorresti trasmettere ai lettori provenienti da altre nazioni? Quali sono i tuoi obiettivi?

Y.P.E.: Non mi piace parlare dei miei problemi o dei drammi della mia vita privata, ma questa volta farò un’eccezione perché questa storia porta, mi sembra, un messaggio di ottimismo. Nel 2018 ho avuto un ictus inaspettato. Questo evento ha cambiato tutta la mia vita in una frazione di secondo. Il lato sinistro del mio corpo era paralizzato ed ero quasi cieca. I medici hanno detto che dopo tre anni dovrebbe esserci un miglioramento, ma io non avevo tempo per aspettare così a lungo. Ho deciso che la malattia si sarebbe adattata a me, non io ad essa. Ho eseguito con insistenza molti esercizi per gli occhi e il resto del corpo e, dopo pochi mesi,, ho iniziato a recuperare una piccola parte della mia forma fisica precedente. Per poter continuare a leggere, ho imparato anche il Braille. Ho incluso l’esperienza della perdita della vista e l’addestramento “omicida” di un corpo disabile nelle poesie raccolte nel libro “Ero offuscata dalla nebbia”. Spero che, un giorno, tu riesca a tradurlo anche in italiano, Izabella, perché mi piace molto la tua traduzione del mio libro “Un gatto ha invaso la malinconia”. La mia ispirazione invece, la “sorseggio” da molte fonti: ricordi vecchi e freschi, viaggi, luoghi e persone che incontro. La scrittura nasce dal mio bisogno interiore. È una sorta di preghiera, stato di esaltazione, autoterapia, ma anche un’espressione di emozioni, sentimenti e impressioni positivi. Preferisco le forme brevi e compatte: l’impressione di un momento fugace, di uno stato d’animo e di una riflessione. Spero che sia i lettori di lingua polacca che quelli conquistati grazie alle traduzioni, vi trovino qualcosa di compatibile con la loro sensibilità e le loro aspettative.

I.T.K.: Vivendo in esilio, molte persone provano nostalgia per la loro terra natale. Com’è nel tuo caso? Ti senti più polacca, francese o sei piuttosto una Cittadina del Mondo? Sei una patriota o una sostenitrice della globalizzazione?

Y.P.E.: Mi sento Cittadina del Mondo. Sono entusiasta di conoscere le nuove lingue e le culture diverse, non solo europee e riesco a trovare in ognuna di esse una bellezza unica. Sogno un mondo senza divisioni e pregiudizi, basato su cooperazione e diversità, non su competizione e discriminazione. In un certo senso Parigi è fatta proprio così: una città dove si intrecciano lingue, costumi, arte e cucina di molte culture e nazioni.

I.T.K.: Il mondo sta attraversando una grande crisi di valori e ideali. La letteratura e la poesia sono state buttate giù dal piedistallo, lasciando il primato all’arte e alla cultura commerciale. Qual è la tua opinione sulla scrittura contemporanea? Secondo te, la letteratura ha ancora qualche significato per la società o è piuttosto una reliquia del passato?

Y.P.E.: Potrebbe sembrare che in un mondo dominato dai mass media, dalla televisione e da Internet non ci sia più spazio per la letteratura, ma non è così. Un ottimo esempio è la metropolitana di Parigi, dove la maggior parte dei passeggeri legge dei libri cartacei o degli e-book sui dispositivi mobili. A quanto pare, nonostante l’enorme concorrenza di molti nuovi spettacoli, le persone hanno ancora bisogno di ciò che la letteratura può offrire: trame coinvolgenti, ma anche riflessione sul mondo, espressione di emozioni e ricchezza linguistica. Credo fortemente che i libri e le idee contenute tra i versi, abbiano il potere di cambiare il mondo e l’uomo, si spera, spesso in meglio.

I.T.K.: Quali obiettivi personali e professionali vorresti raggiungere come donna e poetessa? Pensi che sia più facile per gli uomini fare la cosiddetta “carriera letteraria”? Quali sono i tuoi progetti artistici?

Y.P.E.: Voglio continuare a viaggiare, scoprire nuovi luoghi, culture, lingue, conoscere nuove persone e arricchirmi grazie a loro, sia come persona, donna che come poetessa. Recentemente ho iniziato a studiare l’italiano e mi sono innamorata di questa lingua. Quando si tratta del successo delle donne in letteratura, come in altri campi, è spesso più difficile per loro che per gli uomini. Certo, non viviamo ai tempi di Charlotte Bronte, che scriveva con uno pseudonimo maschile, perché non era corretto che una donna della sua epoca si dilettasse di letteratura. Tuttavia, nonostante da circa cento anni le donne godano dei diritti civili e lavorino alla pari con gli uomini, ancora oggi, secondo usanze arcaiche, molte di loro si assumono più responsabilità domestiche e familiari rispetto ai loro partner. D’altra parte, le donne sono generalmente più ambiziose, laboriose e determinate. Molte di loro sono ottime organizzatrici, in grado di coniugare una carriera professionale con una vita privata di successo, doveri di madre, moglie e casalinga.
I.T.K.: Carissima Yolanda, mi piacerebbe molto continuare la nostra conversazione perché sei una donna affascinante, di larghe vedute e mai banale. Spero di incrociare i tuoi passi sul sentiero dell’arte, sulle pagine delle riviste letterarie e di conoscerti ancora meglio attraverso le tue poesie. Forse, me lo auguro profondamente, riusciremo a incontrarci anche nella vita reale? Chi vivrà vedrà, incrociamo le dita! Ringraziando per il tempo trascorso insieme, ti saluto con affetto e condivido una tua poesia tratta dalla silloge “Ero offuscata dalla nebbia”:

BELLISSIMA

I colori si frantumano in mille pezzi

Mi allaccio le scarpe col nero
Pianto i bulbi nella mia testa
Intreccio i capelli in percorsi

Hai promesso di mostrarmi le fragranze dei colori
Guardo le orchidee con le mani

E continui a ripetere
che io sia bella come una di esse



( L’intervista e la traduzione in italiano a cura di Izabella Teresa Kostka, marzo 2022)

Yolanda Podejma – Eloyanne
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